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Dicembre 2011 Gennaio 2012 PDF Stampa E-mail

2012 un anno da formiche

i frizzi e lazzi sono finiti. il dolce zefiro dell’ottimismo che spirava sul califfato e il suo harem ha lasciato posto al gelido vento che a violente raffiche sta spazzando via ogni ancor possibile illusione. le starnazzanti oche giulive che assiepavano l’emiciclo da loro usato come palcoscenico per un patetico Bagaglino si sono dileguate. al loro posto sono apparse delle ministre che, seppur tecniche, hanno con le loro tenute sobrie e una proprietà di linguaggio che si temeva perduta per il genere femminile, riportato il Parlamento alla sua originaria degna funzione. al timone di questa corazzata Potiomkin destinata a frangere debiti pubblici e recessione un imperturbabile robocop, più british di un british, circondato da una squadra di cervelli vestiti in rigoroso fumo di londra. Un governo vero, insomma, almeno così appare.

Di certo, l’italiano da cicala è obbligato a diventar formica. ma essere italico significa “disobbedienza alle regole” per antonomasia e di cicale ne rimarranno sempre, e tante. in un Paese dove vi sono molti più evasori che evasi la battaglia sarà dura. E pensare che se tutti quelli che hanno nascosto il loro tesoretto o tesorone contribuendo in maniera esponenziale ad aggravare il nostro debito pubblico provassero almeno un minimo senso di appartenenza a quel tutto che fa di un Paese una nazione, non vivremmo oggi in un’italia cenciosa ove i mendicanti finiremo per essere noi, costretti a far sacrifici durissimi, vedi impossibili per tante classi lavorative nel tentativo di calmare la voracità dell’Europa, il paese che non c’è, o, perlomeno appare solo sulla carta. Non certo l’Europa sognata da robert schumann, bensì un’accozzaglia di popoli che solo la bandiera stellata riunisce. Troppa fretta, troppi interessi e una totale assenza di cultura. insomma la politica del proprio orticello moltiplicata per ventisette. il 2012 ci costringerà a passare il Capo di Buona speranza lottando tra venti e marosi nel tentativo di salvare il salvabile o, perlomeno, ciò che resta.

Nel numero doppio dell’estate vi avevo consigliato di indossare un salvagente per rimanere a galla, in questo inizio d’anno vi esorto a partire sulla vostra zattera con quel che vi rimane e poco importa se incapperete in lussuosi panfili abitati da pingui individui che brindano all’anno nuovo con champagne millesimato. Pensate solo che a furia di oziare in gabbie dorate il loro cervello se ne è andato in vacanza e sarà difficile rimetterlo a lavorare. mentre noi arrancando sulle nostre zattere riusciremo, una volta ancora, a dimostrare che nemmeno diciassette lunghi anni di irresponsabile inedia riusciranno ad uccidere la creatività tutta italiana. la difficoltà aguzza l’ingegno. sta a noi invertire la tendenza e ribaltare la situazione alla faccia dello spread, di bond e di bund. magari ricominciando a parlare italiano...
Un sincero augurio per un combattivo 2012 ai nostri affezionati lettori.
il direttore